Tsu, il social che pagava gli utenti, chiude… perchè?

Tsu, il social che pagava gli utenti, chiude… perchè?

Tsu chiude

Tsu chiude i battenti

Tsu, il social network che pagava i propri utenti in base al “successo” dei loro post, ha chiuso il 2 Agosto 2016. Creato nel 2013, richiedeva per potersi iscrivere la ricezione di un invito, con un sistema a passaparola che, unito all’idea di poter guadagnare facilmente, ha portato in meno di tre anni a oltre 5 milioni di utenti.

Il funzionamento di Tsu era semplice: più sei seguito, più guadagni. Al contrario di Facebook, dove ogni utente arricchisce il social network con nuovi contenuti senza riceverne denaro, Tsu riconosceva a ogni iscritto il 90% degli introiti pubblicitari generati dallo stesso. Quando Sebastian, il fondatore di Tsu, inaugurò la piattaforma, parecchi youtubers o “social influencer” accolsero con gioia la novità iniziando a contribuire alla crescita del sito.

L’evoluzione di Tsu

Tsu.co, se inizialmente sembrava dover diventare la piattaforma dove i personaggi più famosi della rete avrebbero guadagnato dal proprio seguito di fan, è diventato presto un guazzabuglio di spam e fake. I contenuti originali sono stati presto sommersi da videoclip, immagini e video spesso in violazione delle leggi sui copyright; inoltre, mossi dal possibile guadagno, molti utenti hanno creato profili finti per accrescere il proprio seguito e quindi la remunerazione.

Durante i tre anni di vita di Tsu è nato un business parallelo avente l’unico obiettivo di guadagnare quanto più possibile: grazie a programmi automatici di pubblicazione post, insieme alla creazione di utenti inesistenti, un programmatore in gamba poteva assicurarsi un soddisfacente introito mensile.

Qual è la verità sulla chiusura di Tsu?

Il motivo reale dietro la chiusura del sito non è stato divulgato ma nella nota ufficiale del fondatore che è possibile leggere accedendo al sito emergono alcuni indizi importanti. Sicuramente i proprietari dei copyright violati non saranno stati contenti di vedere in un colpo solo lesi i propri diritti d’autore e, inoltre, osservare le proprie opere sommerse da commenti falsi e incoerenti. Allo stesso modo, è probabile che gli inserzionisti, cioè coloro i quali pagavano per inserire la propria pubblicità su Tsu, non abbiamo gradito i ritorni di campagne promozionali viste in gran parte da persone inesistenti. Infine, i costi di mantenimento della piattaforma potrebbero essere stati eccessivi rispetto alla percentuale (solo il 10%) che il proprietario del sito tratteneva dagli introiti pubblicitari.

A seguito della chiusura di Tsu in rete ci si interroga su quale sarà la prossima piattaforma partecipativa a chiudere e, inoltre, inizia a circolare la paura che una buona piattaforma di remunerazione per i “social influencer” sia impossibile.

 

FacebookTwitterGoogle+Condividi